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Alessandro Magno e la quadratura del cerchio

Alessandro Magno interroga l'oracolo di Ammone sulla quadratura del cerchio

Dopo la fondazione di Alessandria (332-331 a.C.) Alessandro Magno decise di recarsi nel deserto libico presso l’attuale oasi di Siva, per porre all’Oracolo del tempio di Ammone un misterioso quesito.Alessandro Magno, essendo di per sé un uomo curioso, era attratto dalla geometria presentatagli da Menecmo, il suo insegnante. Egli era fratello di Dinostrato, il quale aveva dimostrato la Quadratura del cerchio. Tuttavia Demostrato non era riuscito a trovare il modo per costruire la trisettrice di Ippia usando riga e compasso.
Alessandro Magno, incuriosito da ciò, volle chiedere all’oracolo se e quando sarebbe stato possibile riuscire in un simile intento.

“Oh saggio oracolo del tempio di colui che fu creatore di uomini e animali e che risiede al di sopra di tutti glialtri dei, sono qui giunto umilmente dalla mie terre lontane per porti un quesito”.
“Tu sei Alessandro Magno, l’imperatore di quel vasto regno a cui anche questa terra è soggetta, ponimi dunque il tuo quesito che so ti tormenta da molto tempo”.
“Or dunque ti narrerò in breve questo mio dilemma. Si attribuisca al Fato la volontà di assegnarmi come maestro Menecmo, fratello di Dinostrato. Come tu certamente saprai Dinostrato ci ha rivelato la possibilità di quadrare un cerchio con la trisettrice di Ippia. Tuttavia questo viene ritenuto impossibile, poiché non è costruibile con gli attrezzi puri che definiscono gli enti geometrici. Il mio assillante dubbio proviene proprio da questo. Come posso risolvere questo dilemma?”
“Come tu hai già detto, è impossibile costruire la trisettrice di Ippia con semplici attrezzi geometrici. Tuttavia verrà comunque risolto questo dilemma tra 22 secoli nel 1882 da un matematico tedesco che prenderà il nome di Lindemann, il quale lo dimostrerà in base ad attenti studi. Tu certamente non potrai esserne a conoscenza, ma il rapporto tra la circonferenza e il suo diametro è un numero che sarà chiamato p-greco; tale uomo dimostrerà che p è un numero trascendente, cioè non è soluzione di alcuna equazione a coefficienti razionali”.
“Sì mio sommo oracolo, io ignoro il significato di “trascendente, razionale..” però sono consapevole che, se verrà qualcuno dopo di me che riuscirà a porre soluzione a questo dilemma, per me sarà dunque impossibile riuscire in ogni tentativo”.

Alessandro Magno, profondamente deluso dalla rivelazione dell’oracolo, non volle darsi per vinto e decise di affidare l’importante incarico di trovare soluzione quel quesito al suo maestro Menecmo. Egli sapendo di non poter soddisfare le richieste del suo allievo nonché imperatore disse molto brevemente al suo sovrano:
“Mio re, per viaggiare attraverso il paese ci sono strade per i re e strade per i cittadini comuni: ma in geometria c’è un'unica strada per tutti”.
Alessandro Magno rimase scioccato da tale risposta.

 

 

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