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DANTE E L'ARITMETICA
Interpretazione
dell'"immilla" dantesco
Siamo nel XXVIII canto nel cielo del Primo
Mobile abitato solo dagli angeli. Dante,
prima attraverso gli occhi di Beatrice,
poi direttamente vede nove circoli luminosi
che girano intorno ad un punto luminosissimo.
I nove cerchi sono le nove gerarchie angeliche
che si muovono con una velocità inversa
alla distanza da Dio, il punto luminoso.
Ad un certo punto i cerchi degli angeli
"scintillano" e Dante, per quantificarne
il numero, usa l'espressione "inmilla",
il cui significato è stato soggetto
di dibattito nel corso dei secoli. Una delle
interpretazioni più accreditate vede
il verbo inmillare come paragone ispirato
alla leggenda di origine orientale che narra
la storia di Sissa Nassir, l'inventore degli
scacchi. Il re di Persia, a cui venne donata
la scacchiera, entusiasta dell'innovazione,
domandò cosa Nassir desiderasse per
ricompensa. La richiesta fu solo apparentemente
modesta: chiese infatti un chicco di riso
per la prima casella, per la seconda il
doppio, per la terza il doppio della seconda,
per la quarta il doppio della terza, e così
via. L'ammontare del numero dei chicchi
raggiungeva una cifra esorbitane e, data
l'impossibilità per il sovrano di
mantenere la promessa, il re, sentendosi
preso in giro, fece decapitare Nassir. Come
nella leggenda i chicchi aumentano sulla
base del doppio, gli angeli nel canto di
Dante si moltiplicano sulla base del mille
fino a raggiungere una cifra inconcepibile
per la mentalità umana.
Questa interpretazione è avvalorata
dal recente ritrovamento di due "antichi
manoscritti" alla cui lettura rimandiamo.
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DANTE
E LA GEOMETRIA
La geometria
mediatrice tra l'umano e il divino
Dante
si trova nell'Empireo sotto la guida di
San Bernardo a conclusione del suo viaggio.
Il santo rivolge una preghiera alla vergine
per far sì che Dante possa giungere
alla visione di Dio il quale si manifesta
come luce. Dante
vede in lui l'unità dell'universo
e nel momento in cui i si trova di fronte
al mistero della Trinità e della
incarnazione di Cristo ricorre all'uso
della geometria considerata nel medioevo
come mediazione fra l'umano e il divino.
Dio, uno e trino, è rappresentato
con tre cerchi di tre colori e di uguale
ampiezza di cui il primo è il padre,
il secondo riflesso il figlio, e il terzo,
che sembra fuoco, lo Spirito Santo. Nel
cerchio del figlio Dante vede una figura
umana e per sottolineare la difficoltà
per l'intelletto umano di comprendere
l' incarnazione di Cristo utilizza l'immagine
del geomètra che si concentra per
realizzare la quadratura del cerchio.
Di tale problema Dante parla anche nel
Convivio (II, XIII, 27) in cui così
si esprime: "Sì che tra
'l punto e lo cerchio sì come tra
principio e fine si muove la Geometria,
e questi due a la sua certezza repugnano;
che lo punto per la sua indivisibilità
è immensurabile, e lo cerchio per
lo suo arco è impossibile a quadrare
perfettamente, e però è
impossibile a misurare a punto".
Per capire perchè il problema della
quadratura del cerchio risulti così
difficoltoso agli occhi di Dante spostiamoci
nell' oasi di Siva e leggiamo il colloquio
tra Alessandro Magno, l'oracolo di Ammone
e Menecmo.
Per ascoltare
Benigni che recita la preghiera alla vergine
cliccate sul link :
http://www.youtube.com/watch?v=WHg1u99R49o
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