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DANTE E L'ARITMETICA
Interpretazione
dell'"immilla" dantesco
Siamo nel XXVIII canto nel cielo del Primo
Mobile abitato solo dagli angeli. Dante,
prima attraverso gli occhi di Beatrice,
poi direttamente vede nove circoli luminosi
che girano intorno ad un punto luminosissimo.
I nove cerchi sono le nove gerarchie angeliche
che si muovono con una velocità inversa
alla distanza da Dio, il punto luminoso.
Ad un certo punto i cerchi degli angeli
"scintillano" e Dante, per quantificarne
il numero, usa l'espressione "inmilla",
il cui significato è stato soggetto
di dibattito nel corso dei secoli. Una delle
interpretazioni più accreditate vede
il verbo inmillare
come paragone ispirato alla leggenda di
origine orientale che narra la storia dell'inventore
degli scacchi.
Le numerose versioni della leggenda hanno
tutte in comune il fatto che il re, a cui
venne donata la scacchiera, entusiasta dell'innovazione,
domandò cosa l'inventore desiderasse
per ricompensa. La richiesta fu solo apparentemente
modesta: egli, infatti, chiese un chicco
di riso per la prima casella, per la seconda
il doppio, per la terza il doppio della
seconda, per la quarta il doppio della terza,
e così via.Il re, in un primo momento,
rimase stupito della richiesta che riteneva
poca cosa, solo in un secondo momento si
accorse che l'ammontare del numero dei chicchi
raggiungeva una cifra
esorbitante!
Una versione della leggenda
( da leggere)
è riportata nel libro "L'uomo
che sapeva contare" di Malba Tahan
Come nella leggenda i chicchi
aumentano sulla base del doppio, gli angeli
nel canto di Dante si moltiplicano sulla
base del mille fino a raggiungere una cifra
inconcepibile per la mentalità umana.

Questa interpretazione è avvalorata
dal recente ritrovamento di due "antichi
manoscritti" (cronica
- novelliere)
alla cui lettura rimandiamo.
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