Dal novelliere di Madonna Maria dei Pellegrini

“..Come Jacopo Alighieri lo manoscritto de lo patre Dante scoperse..."

empo fece sì che per la spinta curiosità, o per lo stimolo che la sete de la conoscenza antepone al pudore e allo stesso rispetto, tre uomini, anzi per meglio dire due, poiché il terzo nella giovane età appena entrato era, avendo deciso e ben riflettuto sul luogo ed il tempo in cui incontrarsi avessero dovuto, per saziarsi delle risposte ai loro dubbi, cercaron di interloquir con uno di coloro al quale gli uomini che godono ancor de la luce del divino non possono.Fu così che durante un triste dì, tormentato dalla pioggia, Giovanni Boccaccio ,Giovani Villani ed il figlio del defunto che costoro avevano intenzione di interrogare, Iacopo, presso la casa di quest'ultimo si riunirono ed iniziarono la segreta operazione.
"No, in realtà non son concorde con tale operazione, poiché sicuramente se noi disponiamo del dubbio che ci dona tale quesito, tale è il volere della Divina Provvidenza". "Onorevolissimo Villani, se dunque non sei concorde e ritieni che tale nostra decisione sia contro i principi della Santa Istituzione, altro non ti resta che non partecipare".
"O tu, Giovanni Boccaccio, non ritieni dunque che noi potremmo esser immersi nel peccato, terminata cotal segreta azione?"
"Son sicuro del contrario, in quanto la mia indole mi spinge al pensiero che la conoscenza sia come l'amore, un frutto di una forza che non induce al peccato, ma che è la semplice risposta al desiderio dei naturali sensi.
"Per quanto mi pianga il cuore nell'interrompere una così delicata discussione, devo dir che sia il caso di porre fine ai vani discorsi e di iniziare la delicata cerimonia per cui incontrati ci siamo.
Inoltre vi dirò che fremo dal desiderio di udir la voce del padre che tanto mi manca e che ingiustamente la Divina Provvidenza da me dipartì. Dunque orsù, iniziamo."
E dopo che si furon posti a cerchio come un gruppo di giovani infanti attorno al nonno che narra una bella storia che li farà dormir tranquilli, accesero tante candele quanti giorni de la settimana eran trascorsi ed iniziaron a chiamar il defunto Dante a gran voce.
"Padre se dunque tu potessi far sentir la tua voce come tu senti la mia, riempiresti i nostri teneri cuori assetati di conoscenza di gioia immensa".
"Dante se tu come noi ritieni la sapienza una grande virtù dell'uomo dacci un segno della tua presenza"- disse Boccaccio.
"Dante, nonostante il mio cuore tema che questo non sia il giusto cammino voluto dalla Divina Provvidenza, se non altro degnaci di una risposta ai nostri dubbi"-ribadì Villani
Ed improvvisamente i tre udirono un forte tonfo provenire dal soffitto.
"Carissimo figlio mio, il cuore mi si riempe di gioia nel poterti solamente emettere tali dolci sospiri, e debbo dirti che grazie al modo in cui conducendo la mia vita cercai di allontanarmi de lo peccato e al bene che tanto ti volli, non ho dovuto pagare le dolorose pene a cui le anime deboli e prave vengon qui volte. Ma dimmi cosa ti spinge nella tua pura giovinezza a chiamare il padre che tanto amavi ed ami?"
"Padre, non posso andare alla ricerca di parole che non possiedo per poter descrivere la commozione di tal momento.Io e questi due uomini ci chiediamo quale sia il significato della parola "immilla", da te usata in un canto della tua opera".
"Se dicessi a voi la risposta a tale quesito , non distruggerei forse ogni sacrificio delle menti vostre di comprenderlo? Non è forse questo il brivido che le menti umane provano nel pensare? Che scopo altrimenti avrebbe il percorso del nostro pensiero nella storia?".
Così tra i tre si fece avanti Giovanni Villani.
"Dante, mi trovi concorde in ciò che tu sostieni, poiché è,ed è sempre stato, questo lo scopo del cammino del pensiero nostro, ma pensa a noi che a tal azione ci ha spinto il cuore così gonfio di curiosità"
"Si anch'io ritengo - ribattè Boccaccio- che tu debba a noi venir incontro con la tua indole tanto compassionevole, in modo da placar le nostre perplessità".


Dunque, il defunto in tale situazione non poté che acconsentire ad aiutar in parte le tre anime desiderose.
"Leggeste voi della sventura di Sissa Nassir, uomo così arguto da perdere la propria vita a causa della sua stessa perspicacia?"
"Sì - controbbatté Villani -mi è or chiaro di colui a cui ti riferisci, poiché se crediamo sia necessario un ritorno alle origini, non possiamo ignorare gli avvenimenti del passato".
Boccaccio, il quale pareva interessato a tale argomento ma non possedeva chiari ricordi dell'avvenimento, così rispose:
"A dir il vero non ho chiare ricordanze di ciò ma sicuramente se tu aiuterai noi a scoprir la risposta al quesito che ti abbiamo posto, il ricordo ravviverà la mia anima".
Al che, quasi terminato il tempo che il defunto concedere avrebbe potuto, Dante si rivolse al figlio:
"Iacopo, non posso darti una risposta chiara ai tuoi dubbi, ma se desiderio il tuo cuore conserva di scoprirlo, toglier dovrai il primo mattone in altro a destra de la cappa de la casa che tu ami e che tanto amerai".
Così il figlio prestamente si appressò alla cappa e ne trasse fuori il mattone, il quale nascondeva una piccola scacchiera coperta da una pergamena.
Boccaccio, il quale il più arguto dei tre si dimostrò, pose la pergamena sopra una fiamma e prestamente quella mostrò ai tre un dolce messaggio:"Beatrice,tu sei il mio respiro e la mia mente ed ogni volta che i miei occhi possono mirarti il mio amore per la tua piacenza aumenta, proprio come Sissa Nassir voleva i chicchi disposti sulla scacchiera ma ,anziché del doppio, di mille in mille".
Fu così che grazie alle dolci parole di un tenero innamorato dedicato avea alla sua bella, i tre presi dalla tanta curiosità che il defunto avea donato loro con la sua opera, dalla commozione ne lo più de lo cuore e de l'anima profondo furon colti.



 
Cronica-Novelliere- Leggenda scacchi - Alessandro e la quadratura del cerchio-Dinostrato


Home | | Credits