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Cronica A.D. MCCCXL
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eran tante, che l numero loro più che l
doppiar de li scacchi sinmilla
Accomunati dalla passione per lo sommo poeta, chi per
amore di figliuolo, chi per cultura privata e chi per
orgoglio di essere della stessa terra, Jacopo Alighieri,
Giovanni Boccaccio e Giovanni Villani in sul calar della
sera a casa del primo nella egregia città di
Fiorenza, per disquisir sulle mirabili capacità
del padre dello stesso convenirono.
E dopo un lungo discorrere e ragionare su quello che
lillustre padre di Jacopo significare volesse
nel canto XXVIII del Paradiso con laffermar che
eran tante, che l numero loro più
che doppiar de li scacchi sinmilla, i tre
convitati, tra loro in disaccordo, deliberorno di risolvere
la questione interpellando lui stesso dallaltro
mondo, per udir direttamente dalla voce sua quel che
lui intendere volesse.
Messisi intorno allo tavolo al lume di una candela e,
congiunte le mani loro a formare un cerchio quasi perfetto,
di evocare lo spirito di Dante si disposero, che non
guari appresso presentossi Chi è che mi
distoglie dal mondo ultraterreno? Io non son più
tra voi e questo non è più per me lo loco
acconcio.
I tre, rimasi attoniti per un attimo, non tardorno a
farglisi riconoscere e tosto chiarirono al poeta la
cagione della briga che arrecando stavangli.
Amato padre mio - principiò Jacopo
- io vi chiedo venia, ma era così tanto
il nostro bisogno di sapere e di comprendere, che solo
voi potevalo colmare.
E dallora del vespro che stiamo ragionando
sulla virtute delle opere vostre e sulla significatione
di quello che voi scritto lasciaste agli uomini della
età vostra e alla posteritate ed è per
questo che voi chiamato abbiamo. Chi meglio delle parole
vostre potrebbe compiutamente spiegare quello che con
i vostri scritti dire intendevate?.
Sì, sommo poeta - intervenne Boccaccio
- priegovi di perdonare il nostro ardire, ma cè
una questione che non scioglier non possiamo .
Gli agnoli in ciel che voi descrivete con sì
tanta maestria e che dite essere come scintille
- intervenne Villani - e il cui numero dite più
che l doppiar de li scacchi sinmilla, ma
quanti sono?
Amici miei - rispose Dante - cè
chi vuole che sian molte migliaia, chi un numero infinito,
chi, alla leggenda dello inventore degli scacchi ripensando,
un numero grandissimo come 18 miliardi di miliardi,
tanto raddoppiando via via le 64 caselle dello scacchiere
ottener si puote. Tu Jacopo alla scola dabaco
di Messer Paolo ito , li cui scritti nascostamente lessi
, ciò saper dovresti. Ciò che affermai
quando ancora ero in vita, ora con i miei occhi veggolo,
anche se dove testè dimoro tempo e loco non esiste
e i miei occhi quelli dellanima sono. Dirvi ciò
che è non mi è permesso e so che un dì,
spero per voi lontano, questa vostra sete di canoscenza
appagar potrete , se sarete uomini onesti e degni dello
loco ove io testè dimoro.
Madonna Irene De Fiordi
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