|
Diversità in mezzo a noi
Fatti
recenti ripropongono un fenomeno inquietante: l'intolleranza.
Oggigiorno assistiamo sempre
più frequentemente a servizi dei nostri Tg nei
quali vengono affrontati problemi inerenti ad una nuova
sindrome dilagante: la xenofobia.
Con questo termine si identifica la paura rispetto a
tutto ciò che è o che tende ad apparire
diverso e che talvolta, superando il limite della paura
stessa, sfocia in un atteggiamento di intolleranza e
discriminazione. Naturalmente gli oggetti verso cui
si manifesta questa fobia possono essere molti, uno
fra questi è sicuramente rappresentato degli
stranieri, una popolazione nella popolazione,
ovvero un gruppo inseritosi allinterno di una
società già affermata.
Per quanto riguarda la nostra nazione, molti sono stati
i casi in cui la xenofobia ha portato ad atti estremi
che già in passato hanno caratterizzato la storia
italiana; ne sono esempio palese le spedizioni squadriste,
che ancora oggi rivivono nella nostre strade come vere
e proprie spedizioni punitive contro gli
immigrati.
Il 3 novembre scorso nella capitale si è assistito
ad un vero e proprio raid contro un gruppo
di rumeni aggrediti e picchiati ripetutamente da parte
di un drappello di giovani italiani precedentemente
organizzatisi per lazione di violenza contro gli
immigrati. Questo è un evento che dimostra come
fra la gente comune si stiano diffondendo idee volte
alla criminalizzazione di interi popoli.
A episodi di questo genere lopinione pubblica
affianca il luogo comune La violenza genera violenza
con la quale tende a dare una giustificazione al perché
di questi eventi. Non di secondaria importanza è
la paura radicata fra le famiglie italiane che vivono
con disagio la presenza degli stranieri spesso coinvolti
in atti criminosi, così come testimoniano le
molteplici notizie che si leggono sulla stampa nazionale.
Ad esempio lomicidio della giovane donna romana
Giovanna Reggiani, uccisa dopo essere stata violentata
nelle vicinanze di un campo nomadi abusivo.
Il simbolo di allarme-intolleranza è stato chiaro
persino durante i funerali della donna, dove il corteo
funebre è stato accompagnato da grida come pena
di morte;andatevene a casa o ancora
basta con la violenza, fate le leggi.
Tali affermazioni cariche di odio possono essere allo
stesso tempo controbilanciate dallatteggiamento
di quella percentuale di nostri connazionali che giustamente
non hanno pregiudizi verso tutti gli stranieri, perché
del resto non possiamo fare di tutta lerba
un fascio. Infatti la stessa comunità rumena
ha collaborato alle indagini per arrivare allidentificazione
dellaccusato dimostrando così piena solidarietà
nei confronti della vittima.
Una domanda che sorge spontanea di fronte a questa serie
di vicende con le quali i media ci tempestano è
come mai queste persone non riescano ad occupare un
ruolo che permetta loro di inserirsi nella società.
Forse sono insufficienti le iniziative de parte dei
nostri organi governativi che non hanno mai veramente
cercato di creare strutture adeguate per laccoglienza
e lintegrazione.
Fondamentale potrebbe essere un intervento di abbattimento
delle reali barriere che ci separano attraverso una
più approfondita conoscenza culturale reciproca,
che non solo consisterebbe di arricchire il nostro bagaglio
di tradizioni, ma darebbe agli ospiti una
più reale consapevolezza del contesto sociale
in cui intendono integrarsi, favorendo un maggiore rispetto
per la comunità accogliente.
Non dobbiamo inoltre dimenticare la nostra storia, vittime
dalla xenofobia furono infatti gli immigrati italiani.
Citiamo a riguardo un estratto del Times del 1°
gennaio 1894:
abbiamo allincirca in questa città
trentamila italiani, quasi tutti provenienti dalle vecchie
provincie napoletane, dove, fino a poco tempo fa, il
brigantaggio era lindustria nazionale. Non è
strano che questi briganti portino con se un attaccamento
per attività originarie. Da ciò
traspare che la violenza veniva indicata quindi come
un prodotto di importazione, connaturato alla cultura
e alla tradizione degli immigrati Italiani. Cerchiamo
quindi di apprendere dalla storia gli strumenti per
costruire un futuro migliore.
Del Chicca Annamaria, Facenna Chiara, Martano Giulia,
Rofi Alessia IV B Linguistico
|