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THE LIBERTINES- UP THE BRACKET
La storia recente dei Libertines ricorda più
la biografia non autorizzata di un travagliato gruppo
rock dei 70 che lavventura di uno dei tanti
gruppuscoli odierni, magari contenti soltanto di salire
sul carro del rock and roll revival e di guadagnare
la copertina del magazine di turno.
Sullo scorcio del 2002 usci lacclamato Up the
bracket, che consacra
i Libertines come lennesimo traguardo del Rock'n
Roll. Aldilà dellinevitabile clamore mediatico
che accompagna uscite del genere, questo album mostra
come i londinesi, servendosi del canovaccio offerto
dallinflazionato suono new-garage di inizio millenno,
abbiano saputo trovare un linguaggio personale attingendo
dalla tradizione musicale britannica. In una successione
quasi didascalica, melodie in odore di Beatles si innestano
nelle maglie di inevitabili boogie di marca Stooges
(Vertigo, Death on the Stairs), sentori wave-pop di
scuola Smiths e primissimi Cure collidono con lo sferragliare
metallico delle chitarre elettriche (Horrorshow, Time
for Heroes), la lezione dei Kinks talvolta filtrata
da quella dei Jam viene efficacemente ripresa
in azzeccate filastrocche elettro-acustiche (lhit
single Boys in the Band, Tell the King, Radio America);
a caratterizzare il tutto, lattitudine punknroll
dei Clash (più che evidente nella title track,
in The Boy Looked at Johnny e I Get Along), che informa
di sé anche le rallentate e pop Begging
e The Good Old Days Rock.
La riuscita unione tra sensibilità melodica britannica
e furore di esecuzione rende Up the Bracket un disco
equilibrato, scorrevole e coerente nel suo svolgimento.
Difficile immaginare per i Libertines un debutto migliore.
I Libertines sembrano avere una marcia in più
rispetto alla stragrande maggioranza dei gruppi inglesi
di questi anni, perché, sebbene adesso si siano
sciolti, la band rimane comunque un emblema del rock
inglese e internazionale, regalando ancora grandi emozioni.
Per confezionare questo loro esordio hanno convocato
Mick Jones, uno che di suoni ruvidi se ne intende bene
sin dai tempi dei Clash, che qui ha svolto un lavoro
impeccabile. Così "Up The Bracket"
è venuto fuori diretto e infallibile ed è
diventato il disco capace di riportare il rock al centro
dell'attenzione anche in Gran Bretagna.
La forza dei Libertines poi è l'irruenza che
ci mettono, così da rendere canzoni come "Vertigo"
perfettamente attuali. Un'urgenza che potrebbe ricordare
persino i grandi Replacements. Perciò partendo
con il passo veloce e i ritmi serrati di "Boys
in the Band", che ha un ritornello assolutamente
irresistibile, e proseguendo con "Horror Show",
si incontrano i brani in cui le chitarre sono più
ruvide e il ritmo più incalzante, per poi approdare
ai pezzi in cui è più palese l'influenza
dei suoni inglesi. Gli arpeggi di chitarra si fanno
più raffinati, così che la deliziosa "Tell
to the King", "Death to the Stairs",
e la travolgente "Time For Heroes", sono in
equilibrio impeccabile tra melodie di gusto Jam e l'irruenza
punk. Certo ci sono gli episodi più travolgenti
come "Up the Bracket", "The Boy Looked
at Johnny" e "I Get Along", che sanno
tanto di ragazzi sbronzi che suonano in libertà.
Ma c'è anche "Radio America", una ballata
acustica, dolce amara e preziosa, che mostra tutto il
talento del gruppo.
Consiglio a tutti gli ascoltatori di musica questo gruppo
e questo disco,emblema del rock altrenativo dei giorni
nostri, capace di riportarci attraverso le sue melodie,i
suoi riff e i suoi testi in quell atmosfera punk inglese
anni '70 che ha dato le basi alla maggior parte dei
gruppi e agli stili musicali postumi,non esclusivamente
punk.
Orsini Veronika, Petrucci Chiara, Rebecca D'Alelio
Simoni Simone IV B Ling
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